"Era il custode delle cose dimenticate. E, in fondo, anche un po' delle persone."
Nel grande parco della città c'era un cane che tutti conoscevano, anche se nessuno sapeva davvero a chi appartenesse. Era un meticcio dal pelo dorato, con occhi intelligenti e un'aria da piccolo investigatore.
La gente lo chiamava Bruno.
Bruno aveva una missione: raccogliere tutto ciò che le persone perdevano.
Guanti caduti dalle tasche, cappelli dimenticati sulle panchine, sciarpe scivolate dalle borse. Lui li trovava, li prendeva con delicatezza e li portava sempre nello stesso posto: una panchina vicino al laghetto.
La panchina delle cose ritrovate
La panchina era diventata famosa. La chiamavano "la panchina delle cose ritrovate".
Ogni giorno, qualcuno arrivava lì con un sorriso stupito:
"Eccolo! Il mio guanto!"
"Non ci credo, è il cappello di mia figlia!"
Bruno osservava da lontano, seduto sull'erba, come se controllasse che tutto andasse bene.
Non chiedeva nulla.
Non voleva nulla.
Faceva solo quello che gli sembrava giusto.
E forse è per questo che la gente del quartiere diceva che Bruno non era un cane qualunque.
Era il custode delle cose dimenticate.
E, in fondo, anche un po' delle persone.
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